Category: Classic Rock

Canata For Soprano Solo: Lontan DallIdol Mio download full album zip cd mp3 vinyl flac

Published 19.08.2019


Download Canata For Soprano Solo: Lontan DallIdol Mio


Aggiun- gansi le dicerie avvocatesche. Tali sacrilegi! Quest' anima stillante sangue sentiva la gentile amicizia. Nel Capocorso: sciupila. K tacque a tanta. Il padre la ripone alla fossa, e indarno le chiede chi sia il colpevole. Questi tirsP una fucilata al fratello della sposa : pur se- guitano r uno in casa dell' altro. Eccoti nuovo omicidio. Lessi verseggiato da un Corso il lamento di donna uc- cisa che appare a' giudici ; e narra il come s ma Canata For Soprano Solo: Lontan DallIdol Mio 6amma di que' delle Assise ogni lamento verseggiato k cinigia.

L' arteper nativa e affettuosa che siasi addob- ba d' epitetinelle imagini si compiaceche svolazzan- do svagano dall'affetto, e ne'concetti che lo soffreddano : in un sentimento che le garbi, si ferma a beli' agio da sfaccen- ata ; e poi le ripetizioni de'vocaboli teme : i balzi subiti te- me, e cerca i voli : cerca le espressioni, I0 sceglie. Non sanno, non vogliono dire che sola una cosa. Le parole sgorgano dall' anima traboccante, non. Trovo in vtn canto di Corso mezzo letterato, d'uii bandito che ucciso da uomini d'aripe'si lamenta a Caron- te nel, passare lo iStige.

L' angoscia senza rassegnazione, la fatica congiunta alla noia; tormenti ineffabili. Quante volte si sar ranno peqtiti non del misfatto, ma. Mandare ispettori che non visitino, ma scorrano le carcerie sentano a. Intanto che questo non sia. Bimane un piede, una mano, i vestiti. Depongono testimoni di mol- ti, che conducono il giudice passo passo nella via misurata agonizzando dal vecchio fintanto eh' e' si rincontra ne'due e si dilegua.

Il sddato ebbe mor- te. Gli astanti freddi. S'elio avea lu yella legna, Sapea fa' li yelli tappi. Guardate ch'ella nnn caschi. S'edra avia la bedra legna, Sapia fa li bedri tappi. Abbadeti eh' edra un caschi. Sapia la tinedri e fiaschi.

I Corsi corregganoe le ric- chezze ne' lor monti nascoste cavino essi ed affinino. Arrivatu in du la serra ioi Aitr. Qaesto pare attacchi colla strofa seguente. Tatti a la Luca 3 di Nazza Si son tutti raduniti 4? Con quella barbara razka, Li soldati e li banditi 5 : E la mattina seguente Subitu sono partiti. Francese ; charme, Lat. Carne te, nan ci oe era: Parii 3 una maua fiorita. Cani, cor di la saretra, T' hapna privata di vita. Da qai si vede 1 Oh il mio largo delle spalle.

Dante: In mezzo mar. Dall'infamia del- la timida pena, veniva novello onore all' ardito misfatto; e il pericolo doppio metteva in tacere il rimorso. In una copia di questo trovo una stanza che parendo d' al- tro lamento, n' ho espunta. E dice : Io bnria che la me voci Fusse tamaota li toni i. Chi pudessi trapassa La foce 2 di Vizzavoni, Per fare a tutti palese La razza che ti tnmboni 3.

Tamanto disonore. Forse ti mainsa la cori. Eju monosillabo per la nota elisione delFy. D' nna razza casi grande Lasci sola una surella, Senza cugini carnaliPoveraorfana, e zitella. Di questa canzone fece testo a ana novella Gian Vito Grimaldi, uomo di spiriti italianamente corsi. Pare nel senso del Petr. Piaga per allentar d'arco non sana. Dopo avere per buona pezza ululatostracciati i capelli, e lacero e guasto il viso per l'acerbo dolore. Dopo la moi-te dell'amico e la dispe- 1 V'ha non poca somiglianza nel modo di piangere i morti, fra i Corsi, gli antichi Irlandesi, ed i Mori d'oggigiorno.

Che giova il sangue a tuo fratello? Vi sono tuttora alcune fa- miglie, cui conviene in certa guisa prestar vassalkggio, onde ottene- re favori. Oh quante volte avrebbe pianto con lei, e porte parole di confoito alla saa cara Maria, fatta ora pia bella dal dolore e dalle sventure!

Temeva si credesse da tutto il villaggio, ch'ella si fosse scordata la mor- te del fratello. Ricordavagli, come. Mai non Tera sembrato si bello quanto in quell'ora d'angoscia. Neir assenza di Pietro, la giovane fu presa a poco a poco da un senso di disperazione. Ella sentiva esserle impossibi- le cosa il vivere senza di lui. Diceva a tutti quelli ' che circondavano la sponda del suo letto, che la sua morte non poteva esser dubbia.

I poveri del villaggio erano la sua famiglia. Egliy se volete il sao perdono, vi comanda di perdonare ai vostri nemici. Promettetedi farlo vostro, se mai Iddio vi vaol lasciare anche qaalche po'di tempo in qaesta vaile di mise- rie.

Io vi doman- do perdonoprese a dire V inferma. Il dolore mi aveva fatto scordare i vostri consigli. Se Pietro fosse stato qui, forse il mio male! Vi prego d' andare dai 'paren- ti degF incolpati dell' omicidio del mio fratello, per far loro sapere eh' io perdono a tutti quanti m' oifesero.

La morte le si appresentava come ana pie- tosa amica, colla quale avesse a recarsi ad un convito di pace. Ma Pietro, presagopartiva da Sia nel medesimo tempo. Da varie notti il giovane era tormentato da sogni stranissimi, ed erano i suoi sonni difficili ed interrot- ti. Era questo vecchio di venerabile aspetto per la bianca e folta sua barba; aveva chioccia la voce e 1' aspetto serio e pensoso : aveva guerreggiato i Genovesi, e dicevasi amico di Paoli. Siate il ben venuto, gli fu risposto con gioia dalla brigata de- siosa eli udire quel cronista dei tempi eroici della Corsicae cosi buono intenditore delle scapole degli animali.

Ve ne sono anche in Niolo di moltissima fama. Dopoi lunghi ragionamenti del vec- chio, i pastori si addormentai'ono. Un raggio di benigna luna rischiarava trat- to tratto queirorrore solingo del bosco, e mostrava la via, che va salendo, pianando, morendo. Si avvicina e gli domanda chi sia e da dove venga. Io era mosso a cercare di te. Non abbi a pensare eh' ella sia in pericolo. Dopo avere anco- ra viaggiato alcun poco, vede finalmente da lungi finnicare i casolari de!

I pastori di Niolo cantano pascolando gli armenti i versi del Tasso. Si affaccia affannato ad una finestra, e vede una donna col viso abbattuto dal dolore e scomposta le chiome, che stavasi assisa sulla soglia della sua porta. Nulla colei rispose. Con piede vacillapte. Tutte nei loro voceri dicevano aver presagita la morte di lei : chi aveva veduto. Le felde dei col- li vicini biancheggiavano per molta neve. Le avesse almen chiu- si gli occhie ne avesse almea raccolto con un bado gli ultimi aneliti!

N, del GiimaldL 3 1 fratelli della confraternita vestiti colla cappa bianca da mor- to. Dopo il canto del gallo credono ehe si disper- dano e si tengano ascose nelle tombe, ne'cimiteri, e nelle chiese.

Deh si spegna una volta il germe di tan- te dissensioni, di tante sventure ed eccidii! Oh sciagarati! Il deliUo e V oaore non vanno insieme. Nella ma. Coir archibugio in braccio, e in sen lo stile, Donne Tedeansi valorose e ardite, Ch'abito assunto, al par ch'alma virile.

San le maschie emular vergini scite a. La sua morte lamenta la madre. Gioco aque'del Niolo era on tempo la lotta; e il saltare una botte, e legai soprappo- stivi ancora. E alla piastra giocavano, pietra tonda di cinque o sei libbre. VOL ti. Ma snella campa Tancredi 4 9 Hanna scelta an mal partita.

Hanno tinta la saa razza D'an color escara e tetro. Ma, per V acqaa di la mare Non gli lava le sae spoglie. Ma nella famiglia. Ma non s' aveva cosi; Ci voleva dell' argenta 4.

Ma s' ella 5 campa Tancredi, Yiveranna can tormento. Ch'ella viva Laureila 8 : Ma la morte a la ladrone! S'egli erra L' opinion de' mortali. Come apparga dicono per apparisca od appaja, io Ma U morte a lui. Sopra la taa cara tomba Arriva voglia di nolte. Bagnare co la loja pianili Le tae spoglie frMte e rotte. Dio ti dia djolce riposQ, O speranza U la mamma. Lu mio fiera e yatorosu; Dio ti metta in dolce calma. E dice phe i Mi vidi rotta la persona Da due punte mortali.

Cai fn rotto il petto e V ombra Con esso an colpo. XXlX: Non vide mai maggior fallo Nettuno. Coslin un deposto intesi ioper esprimere minaccia estrema : fatto di me quel che volia. E oe reco qui parte a risposta di quelle esecrasio- ni feroci. Sempre in sanguinosa guerra. Con voi son sempre ribelli : Non credete sia finita Quella torba sanguinosa Deili Torchi alla Pianosa.

Soprala madre vuol porre una cro- ce, e scrivere sulla croce la sua vendetta. L' odio at- tizza r amore, V amore 1' odio. Anqo a un cngino caniale Ordi 3 tanti tradimenti! Oh fiero come nn serpente f Oh forte come un leone! O Maria 9 la p La mi hai fatta ca' fiurita 6. M'hai fiorita la casa. O: me l'hai fatta, e fiorita. Chi tu seote la mia voce Donde passo e donde piglio i.

Par voglia dire; : Senti la voce mia, senti di do? Dante s I lieti onor tornaro in tristi latti. I Toscani dicono: ho il cnore come una sasina a- moscina armmencito dall' affanno. In altra dice del cuore: Come stretto dentro an pogoo Dalla forca del doloie.

La manderemo in Livorno Ch' ella faccia la Nan pariete paesana. Che pariete cittadina. Or la sera deli' accampa, Canata a se ne ridia.

Or sta pare allegra, o Anna, Ce n' anderema in Bastia 3. Anderemo tatti e tre ; Qualcosa ci toccheria. Or pianga pare la mamma Colle sae quattro sorelle. Gridamu pore altamente, Da trapassare le stelle. Vn miracolo mi pare Gh' io non volti di cervella. S Moda d' addio. E perch'ut! Aveva egli veduto a un luogo detto la macchia alla Querce il cane fermarsi e abbaiare. Ritoma con gente, si fan via tra i roghi, laddove la macchia copre la ivioa del borro: e in fondo al borro veggono il cadavere con al collo tre ferite e le pietre tinte di sangue ; la vesta e il berretto U presso ; del danaro nulla.

E in qneUo vide diie armati nsoire e assalir Ini ma un terzo li tiene, e consiglia ehiamino Ini compagno del lEattOv Gli danno cento franchi, ta- cesse e aiatasse. Una fanciulla p er nome Fiorenza vide Anton Brando la sera venire a nna fonte trafelatoansimante: Cor-' reva come sparviere: e la man destra, ferita, forse dalle spine del borro. Lo strascinano con urla e percosse a un borro folto di macchie, e fondo da non ci si vedere che cielo.

Gettanvi pietre, terra, letame; e tanno. L' un de' tre di li a poco mori d'improvviso, uno sul palco, uno as- solto. Estorti a un notaio qua- ranta scudi, gliene fecero ricevuta a punta di stili, cincischian- dogli miseramente gli orecchi.

Tiravanp al bersaglio in certa parte del corpo di qd bove, ma certo l' ammazzavano intanto ; e di bestie minate tra- cidavano greggi por per mostrare come agilmente maneggiato il pugnale. Poi via. Avevano amici e rifugio sicuro. Rimase V erba e la terra in sette luoghi macchiata di sangue : e quel sangue mise per lungo tempo ne' banditi dell' isola tutta spavento.

Ritorniamo alla macchia, e troveremo un altro cadavere di bandito, Santo Finidori di Ghigliacci, sul quale la sorella vie- ne lamentando cosi: cAirn COESI 95 Via lasciatelomi vede Id che modo elio si sta. O Santo, lo mio fratelloT'hanno volato tomba. O Santo, lo mio fratello, Mi sento crepa lo core. Mi so tombata i di pieoto: Ma tanto non posso more.

Pietoso quel volgersi a un tratto alla sorella, e chiederle co- me la ragione del vivere. Le donne pare non sentano il rimor- so de' misfatti che commisero i loro cari, non sentano che il dolore del perderli : la morte li rende al loro occhio sacri.

Oggi abbiamo conteoitato La famiglia di Marcellp. E l'uccidere un padre di fami- i Dante: delia bella persona Che mi fa tolta Questo mi fa ripensare al consiglio che dava a Giulio Negroni la fiera madre. Va, nettati i mocci. Meglio faresti a vendicare il ira- 9 tello. Pochino della perso- na, e d' aspetto dimesso, di pastorello mansueto piii che d'in- fiiticato omicida.

La domenica mattina Quando il: sole era spontatOi O caro della cugina, Fu per voi giorno fatato O gente Fiere delle selve uscite.

Pigliarono le monete. Dandovi un colpo sicuro: E poi. E di tanti scellerati Ne soffii la pena quello. Il metro qui varia, e sa di stampato. Toltagli la donna promesMi Caudillo par aasore uccise, e foggi odie macchie. Ma il Grinuddi gli tira alte spalle e lo fredda in via.

Parla la madre: Lumi miei, fonti formate. Dnsi: cuor dell' alma mia, Donde tnoH far partita? Vuoi andare alla messa. Chiedeste confessione. Ed era destino che Ifapoleone facesse costf ineredibiU. Nel yocerato segaente. Parche feriscasi di dolore V a- nima del nemico, sia pure forato da palle il petto d' uomo in- nocente.

Il sangue di Marchione V'ha da esser tanta acetu S. Lu fnio beila di persona! Oh lo mio forte leone! Ch'ella si compri un mandile aE In tinghia in d' a so sangoe Oh sangue cosi gfaientile! Nel la- mento che segue, appare piii chiaro l' indole guerriera del prete ammazzato.

Uo tempo tra' suoi sacerdoti la Corsica n'aveva di dotti, che potevano alle argomenta- zioni de' Genovesi rispondere col Vangelo alla manomen- tr'altri alle palle rispondeva con palle. Rapooglier- lo vuole non per memoria d' amore, ma d' ira ; tenerlosi in seno non per serbarlo reliquia ma versarlo, e non in un luogo versarlo ma per le montagne. Narrasi che chi non io8 cAHTt ccmsi serba T insanguinata camicia, inzuppa fogli nel sangue per mostrare a' discendenti il chirografo della vendetta.

Or ten- tiamo. Voi levatemi di qoi Carta e penna e tavolina: Chi n'avemo pia da fa? Quanda io giansi in quelle parti. Allora ti giunsi sopra E vidi quelli iereti : Ejo ti li feci passare Tutti e cinque li miei deti i. Oh r ete vulsutu vede 2 Di tomba lu nostru fiore. Di sentirli di la messa Non avemo avuto onore.

Spargiarlo per le montagne Per farne toscu e velenu. T' avremmo gridano vendicato. E dicono. Stamane a ia Campii Saiitn Pianta ci cogliti un eipreMu. Mi dissero: alle Piazzole Si macella carne umana. Ne siama calate tutte. Ma s'io mi c'era truvatu, Mi la valia pone in sena: - Poi spargelu pe' e Piazzole Che fosse 8 tanta veleno.

Ma la po- vera Beatrice non si pensava che il suo lamento dovrebb' es- sere, come reliquia non di vendetta m. Come dalla narrazione ai vola con impe- to affettuoso al lamento! Parca bagnato nel fiume.

S Troppo Urdi. Il giornale die lo riseppe, gri- dare agli spioni inglesi. Saputo che lo spione portava il nome del Ganning, indovinate, la scusa. Cod nel seguente. Che dolci e pie le domande in sul principio : che signi- Jica? Ma questa, diresti alquanto raffiiuonata da uomo die legge. Figura di noa so qua! La bocca loro di miele, la mano fatata alle di- fese e agli assalti. Gom' acqua che fugge a confondersi con altre acque, fogge la vita di lei.

Che dire dei nerofumo? Ma basti. O le trillati d' Oraziu! Faf tu n' ann 'n gran flagellu. I due fralelli. Mali bi seti partMi. Mi voglia vesti di nera. O morti, chi ta scie tinta! Appaiati in ana mani 3. Era ea di feminelli Inde soia a la fiiooqi 4. Ava d dbi i' aia persa 6 La diritta 7 di rajoni. O li me' dnqae fratelli, O li me' cinque fiisdani- 8!

Li me' milati di bocca 9! Dalla morte appaiati. Chiasso; viottolo stretto e diritto. Otta Cristo. Subito sopra del braccio Fa in oaia da noi portato. In questa santa noittiila. Non hai potato parlare: M' hai lasciata di te soia Senza dirmi una parala. Sperar voglio nel Signore, Felice ti faccia stare. Sopra della sepoltura Voglio stare udendo messa. U suo bel fiore, la sua polita rama, T unico suo confor- to, la papilla, il messia del suo caore!

L' invocazione a Maria, le memorie del di di domenica, spirano religione men batta- gliera del solito : e cosi quel voler chiamare i sacerdoti, e quel- V orare sai capo tanto amato, e quello stare a sentire la mes- sa sopra la sepoltura, e quel pregarlo che preghi alla madre. La misera madre riman sola di lui. Meno mansueta c[uesta che viene, della quale non trovo il cominciamento. Quando tu eri giovinetto, T' assali la cruda morte.

Or verso del Campo Santo 11 cammiu ta vuoi pigliare. Delle cartacce. In consalta e in qpione. Ora delie tae ferite Il suo sangue s' ha succhkrto. Tu hai lasciato la consorte Priva della tua presenta. Oh il mio pieno d' affetto! Il mio affabile e reale t. Colla morte del Signore? Questo si che mt tormenta, Ubbliar i voglio la roba.

La tua amabile sorella Oggi vive addbperata Perch' ha perso la ma guida. O fratello tanto amato. Cresci e ingranda, o rampollino, Nella grazia del Signore. Voglio tingermi di nero, E ammantar voglio le poite. Ti tirorno a piena mira. O fratel di tanta stima. Oggi vedo la tua casa. Le imai;tni. Ma non sempre cosi : segue che non solo a' parenti ma a tutto quanto il paese si stenda come vampa- d' incendio la ven- detta.

Riverito, o Signor Trillo. Erano gelosie tra le terre di Vescovado e di Venxolasca. Bolenu i alla lu Maghiu 3Cullallo 3 insipu alle stelle, 1 Vogliono. Le gare civili sono agli odi! Il quale, paseinCo del latte dell' odio, neU'eeisesso del male rinvenne medicamento. A tal fine persone mascherate assalivano lo toigurato, lo tormentavano con visioni come di fimlaMme, sovrastavano alla sua vita, lo fiaccavano di mazzate, non 1' ammazzavano.

Col potente altero Fors' io d'orgoglio a gareggiar m'accinsi. O di possanza? I bei colli d' OlmetaE i molti averi' onde mi fero erede I domestici lutti, per estremo. Abbandono; ed in Dio solo m' affido. Il senno, e non la vita Volean rapirmi per maggior vendetta. Quel trascorrevo! G siam noi tutti? Tu erri sui monti, senti fu- cilate lontano: credi cacciatori che inseguano camosci, e son cacciatori di vite umane.

Un dormente suU' aia di notte nera col pelone sul viso, si desta colla morte nel petto. Per una pecora uccisi diciassett' uomini ; e in tutto il cantone discordia.

Quindi 1' odio dUFiiao per tutta la parentela, e per la discendenza, scorrere col sangue: quindi il paese languire quasi da continovi contagi percosso. Dall' aizzare de' cani traggon altri cagione di ferimenti.

On- de U prete Guglielmi scriveva. L' odio y come il contagio, li coglie in braccio alla gioia. Ma i suoni di gioia finiscono talvolta in morte. Neil' uscir della messa s' azzuf- fano.

Bestemmia e fede s' avvinghiano come croce accanto a pugnale. VOU Ma in Bastia, luogo piii genovese che Corso, no discendente di Lucchese usuraio e timido vince una lite lunghissima e forse non giusta. Il qual diede al Viale soggetto d' un molto festivo poema, ne senza intendimenti civili. Le ragnatele ognan toglie al moschetto, Che tien vicino al Cristo a capo at letto. Sonar conhiso odi il ronzio dei piombo. Lo scoppio dei fucil, de' corni il bombo.

Ordinato non fan campai cimento; Ma pugnan spicciolati : chi ad un masso. Chi s' inginocchia a un canto di palmento. Chi si rannicchia accoccolato e basso Dietro ad un ceppo o a una muraglia rotta. Chi di cavo troncon nel sen s' ingrotta. U feritore or cangia Canata For Soprano Solo: Lontan DallIdol Mio, e il posto Corre a eccitar donde il nemico scaccia; Or esce a guerra aperta, ed or nascosto Quinci e quindi da un tronco il capo affaccia : Or iogge r oste, or corregli vicino : Par la battaglia un gioco a rimpiattino.

Zannin Io vide, e a motteggiarlo prese : A che vieni a pugnar qui col cerotto? Va, va a cambiar le taste al capo rotto. Di fartelo impiombar bisogno anch' hai? Zannin, fa l' atto pur di continzione. Michelaccio, eh' il colpo unqua non falla. Sarda ha il fucile attortigliata canna, Ch' argento in spesse buccole contorna. L' arma segnati al calce, insigni prove, Ha trenta uccisi t feritor gagliardo Michelaccio in quel di ie' trentanove.

Colse il tempo, e in furore a nudo stile. Tonin gli addrizza una pistola al petto; Tira, e il dito gli arresta in sul grilletto. Pancotto a Piero, eh' in lui pon la mira, Chiappa il fucile, e di strappargliel tenia; Questi la canna, quegli il calce tira. Gli do d' una stampella in soUe corna.

Vuoisi UD somaro baio di colore. Che la scoperta di si nera trama A disfida equival di aperta guerra. Abbia dunque la guerra chi la brama. Quindi Pancotto per smontare afferra Mal accorto 1' arcione, e con la bocca Sopra pantano fetido trabocca.

Pasquale nit dito avea del piede guasto Per un calcio che diede alla sua Ghita. Ecco Orasio leggero al par del vento Che viene per scontrar l' armi nemiche: Digrigna i denti, e vuole a cento a cento Mieter le vite come fosser spicbe. Ha la pistola ed il fiicil montato, Lo stile in bocca ed il pugnale a lato. Fanciulla del- la Penta, rimasa incinta, dice al damo: se un'altra ne pigli, tu non la godi. E poteva maritarsi: non volle.

La vedova, nessuno la chiese mai. La ma- dre del povero, per dolore di lui allora lontano, piglia op- pio e muore. Viene il bandito nell' alto della notte, la chiama fuori, la uccide. Accusato di partecipato omicidio d'un fiero nemico suo, senza prove palpabili ebbe condanna di morte. Non ne muto sillaba.

Ed io sognava il mio bnon tempo, qnando Intra il silenzio di stellata sera Seco I miei campi io diseorrea, spirando Del bel colle natio l'aria aincera. Oh quanti sventurati in qaest' istante Periglieran nel torbido Oceano, E soprastar nel flutto alto e spumante Vedran la morte, ch'io qni chiamo ioTano! Una TitUma in me scarna e spirante Deli' atroce vendetta io raffiguro; Eppur deggio adorare ancbe morendo Questo antico omicida idoi tremendo! Fendeua etema. Oh quanto or ne saria dolente Se levando dal tumulo la testa, La sua stirpe mirasse orba indigente.

E il figliuol suo! A vincere il boUor di tali feroci anime ben altro ci vuple che r acqua fresca 4ei procuratori del re. A tal torrente son argini sfiancati e le aringhe e le leggi e il patibolo: gli abiti bisogna combattere coi costumi ; le. Il Paoli stesso, queir. Yidesi Giacinto de'Paoli il degno padre, salvare da morte certa sei compagnie di que' Francesi che venivano a portare tra pastori e marinai le parigine eleganze.

Anco da cpialcbe canzone spira perdono i. Lo sbirro chiede ia grazia la vita e promette che pre- gherebbe sempre per il signor Capitano. Questi domanda: hai te mai presi banditi? Messegli ia tasea le mani, e trovategliene, lo sbinro chiede perdono; e dksr. Ma sempre avia inteso di Che di pena nOit si Aore. Ava' ] si trionferanno Tutti li vostri nemici.

Bel traslato, che rammenta le parabole del Vaogeld. Fate pace, e pace date Per amor del sommo bene. JBi rispose. Diteci qualche parola Chi no' restimu contenti. Cnmincia a vene lu tardi : Mi bogliu licenzia. A bedevi 6 in paradisu. Noi, o prere Castella 7 ; 1 Spiriti, ingegni. Altra omini. Altra: di testa. Piangono un Fabiano Grimardi. Non tre qui le rime, ma quattro. Di grazia quetati un pocu, Ed ascoltami, o Maria.

Oh fbndatu di cervcllu! Kiccu di cugnizione! D' nomi Corsi nun ce n' era Da fargli soggezione. Nun si lasciava fa tortu S' ellu avia la ragione.

Chi si facia conosce Di Niolu a le difese. A tutto codesto mi a ri- pensare il semplice verso del Corso hicognito; e grato il mio spirito al suo prega pace. Aucelio anco i vecchi Tuscaui. O lu mio Franoescu Anione, Fiore di li paesani!

Adco questa che succede, piange uo morto lontano da' suoi, Marcello Giansili di Lozzi, rimasto io Casinca. Simile al senso Uasiato di pirvcrso, di obli- quof e dei bieco dantesco. Portare iu questo senso dicono nelle Marche ed altrove.

Ora alzatemi le stride Gh' elle junganu alle stelle. Era mortu e seppellitaE nun aviamu nuvelle. Noi tiniamu a Marcella 5 Come pe 'na cosa rara.

Cerco h nel Petrarcsi ed in altri. Dicendo qaeste parole La core mi batte forte. Quella porta cbinsai quel fuoco spento per man della Mor. Stamane ne so cullata Sola, e senza cumpagoia i : Prima acbiu chiamat' a vapu 2Dopu achiu chiamai' a' zia: Semu tardate un mumentu.

Al- tre cerimonie ha il matrimonio, varie secondo i laoghi, degne che siano narrate. S' ellu fosse stata reMi cidla la corona. Andatevine a bon biacbiu i : San Petra yi sbogli 3 la chiave: 1 Viaggio. Poi al balloche apnvaoo gli spott ballando un tnschione. In questi tre gior- ni la sposa si presentava alla chietia coi medesimi adornamenti del di sposalizio. Del longo piagnisteo pochi versi reco : ii resto intralciato e con troppo minciti particolari.

A lo paese d'. Td non ci hai avoto soite:. Ma di chi ti ci collo Possa far la malamoite. Su via rissatevi in piedi, Alsate l'occhio. Sono qoi li corridori? O Cecca, la mia sorella. Sono case da pastori 0 GomeDi? Lo specchio della montarla, Trofeo della marina ] Scendere, attivo. Pare donna pretEolata che canta le lagrime altrui.

Oh quantu mi accresce pena! Ogghie mi sentn ghiaccia Lu sangue per ogni vena. Modo latino. Padrone lo chiamaparola che esprime ogni affetto detta sopra una tomba. Erano li vostri bracci La nostra sola spiranza. Solo a voi per campacci 3 Ci dedi 4 la Provvidenza. Ava 5 poi chi setimoitu, Perdut' eni d ogni sostanza.

Oh chi non la pouu di! Sei morto, o. Virgilio t Voi eriti tu me stello 2Erati lu. I Con. L'infinilivo per il nome, modo e greco e italiano. EraU la me grandezza. Lu me grandi di curaggiuy Rispetto di li me torti 5! Mi paria cosi forti.

Come attivo e simili. Dante: precarcj preco. Della pietosa cantone non ho cancellato parola. Raccoglie in uno i tre suoi dolori; della vedovanza propria, della figliuola sola, dell' uomo perduto: e si conforta levando gli occhi nel lume che non muor mai. Un MS. Imagini oltre all' usato ridenti ; e nella soprabbondansa gentili. Arma violente lo chiama, e sua spada.

Fucile, ed incenso. Queste due figure dicono la Corsica tutta quanta: vendetta e Dio, sangue e preghiere; e nel sangue e nelle preghiere, lacri- me. Danni fatali i miei, dice Tinfelice : ma fattimi dal Signore. Ed in questo s'acqueta. Erati la me grandezza, Qaillu chi mi stava a lata. La me arma viulenti. La me spada sopraffina. Simbravati a li me ocehi Una vela a la marina. Lu me rusoliu potenti, La me boccia di lu vinu.

O li me danni prisenti, ' Chi saraiMiu di continui O li me danni fatali! Ma fatti da lu Signori. O li me piaghi murtali Mi strappdnu lu me 3 cori. La me medicina. Anco i Toscani: Vestilo a oro. O lu me Petru.

Io e'I figlio siamo in cielo, T'aspettiamo ogni momento. Sen- tite questa. Un Sansone cosi forte, E pur giunsero alla morte. A lessandro imperatore Fu del mondo, universale. L'aveti vuluta veda i Di tigna la parintia, Di tumbadru a Bracadroni: E chi mali vi facia?

Lu fior di tutta la razza, L' aveti mandatu via. Edru avia stili e pugnali, Purtava schioppue tarzetta, Una borsa pien di sali 4Una longa curdicetta: E quand' edru campagnava 5Ci vulia zanu e sacchetta. Edru' nun era aiidaccianu 6 Come tutti li zanai :i L'avete voluta vederCi o nemici, d'abbnuiaca U parentado.

Adoprava le mani, e prendeva da se. Par bascadra la boeconu ly Non timia la morti un ooroa. Vuleste piglia la morte In d'a pieggia 3 di Tagoone. Alfiuravate 4 la cbieia Quandu andavate in d' Anghione. Lu mio campione Lu mio core sinceru! Figlioli cari, Pienghitelu daveru. Ma ne faccia la vendetta Di la nostra canterina: Per la morte di. S' io portava li calzoni, Nun era adona i la jallu. Cu le mie giuste ragioni Bisognava di pagallu. Son donna; ma tanto, speru Un giornu di vendicailu.

Chi Tavria mai creduta, Che tu morissi di valla? B poi 3 oggi in casa vostra C este tamanta mina! Sento intonare in piazza il lazzerone: U can, che chiuse oggi Tonino, io sento Che raspa forte ed uggiola al balcone; Sento di mamma suocera il lamento. Appronta, o mamma, la cappa e il lenzuolo; Vieni, e appaia le mani al tuo figliuolo. T' amava troppo, e sempre mi parea. Che non t' avessi da goder di molto.

Io di mia man t'aveva impellicciato. Per francarti dal gel, cappotto e saia. Anco stasera i' t' ho racconcio il letto; Ma tu se' steso sopra un cataletto. Un' altra canzone rammentai' antica agiatena pcvdata. Ahi che n'ebbi T augurio anche ersera! Io temea che venisse il temporale Ne' nostri granii e desse volta il vino: Ma non che mi moriste il mio Tonino. Si diceva, e agli autor dell' empie risse Aggiunse imprecazioni orrende e fiere.

E la cooducevano di lontano al compianto: e pagavano. O morte, chi tu sie tinta! Hai disperatu no sanguinu i. Ti vo' cita per Firenze : Ma si dice, per la Morte In locu i vi sia udienza. Che viene qnandn li pare. Viene stanca di lontanu.

Bagnata ha la camisciola. In Chiatra, le mie sorelle. Non ci abbiamo avuto sorte. Una Clorinda Franceschi di Casinca, donna che non sape- va leggere, ebbe nome di voceratrice faconda.

Come il fr. Giacche m' avete chiamatoIo TI voglio dar risposta: Che l'onore della bocca Molto vale e poco costa. E l'angeli colli santi A voi daranno la mano, E vi condurranno al trono Dell'altissimo Sovrano. Notabile il metro. Era costei La bella fia le belle: Era costei L'uccella tra le uccelle, i La bara. Da voi parto : Iddio m' aspetta : Oh dove sei O caro mio cugino? Quanto avrei provato bene 2 Se tu m' eri qui vicino! Cantatori uccelletti; Erbe odorose, E ancor vaghi mazzetti, Che nel suo sen Sento suonar le campane Differenti all'altre volte.

Oh che sento un gran maitello, Che tu parti, o figlia mia, Mio tesoro e mio gioiello. Ti vuole sua cittadina. Ma ritorniamo alla fonte viva, alla poesia illetterata. Li aviate fatta la cascia Di tavole castagnine: Li daviate fa d' argenta O di cristalla pia fine, Tutta lavorata in ora E con pietre porporine. La mia carca di crianza! Una donna come voi Non so da' piglianne un' altra". Paria nata in Bastia Ed attivata in Francia. Orcom'ha fatto la Morte A celiar sullo scalone E poi entrar nella stanza?

Sentesi sonar le campane Poi vedi venir le donne Scarmigliandosi la testa. Ora son giunti i Serrinchi t Di Zuani li cugini. Per solennizzar le nozze Air usu dei Parigini. Dicena che la dispensa Ch' ella sia giunta da.

Or volitene colla 4O signoruccia, a la messa? Per accompagnare a voi Siamo tatti pronti e lesti. Che non si Anno ogni mese. Oh quanta chi ponnu piange Quelli che vanno alle porte 1! Che Tabbianm qui vicina. Ch'i nella sua stanza appianu Che saive sul tavolinu. Sempre le imagini della gioia vengono come insulto al do- lore: e quasi scherno le nozze alle esequie: e ricompaiono 0 Chi accatta.

Duve r avete pigliata La morte, la mia signora? Stavate sempre in carrega 4. Cume la mostra memoria, Nun ci ne nasce in paese. Nessuna si pigli a sdegnu. Un bidete? Vi ci affaccavate voi, Tutte le vostre surelle ; Boi erate la luna, Tutta arricinta di sfelle 4.

Erate ricca di grano E di cantine di vino. In casa d' Orsoleone C'era sempre San Martina. O Mattea, la mia liepote, Allevata a pane e sale 3Candelaccia 4 della zia, Qoale lo ti spezzerane 5? Mangiare insieme il pane e il 'sale: mo- do turco e greco che denota un vincolo sacro stretto dal familiare con- sorzio. Jgnoverunt tutti injractione panis. O Maria, cara di mamma, Ch' eri tu la mia sostanta aEd eri di lu to padre L' odorosa 3 e la speranxa, Qaesta mane sei decisa Di far l'ultima partenza.

Questa mane lu mio core Me r hai cusi disperatu. Che sona intorno di te Cosi meste e disperate? Mettili la to'veslKu iCara di mammay o Maria. Chi U bolena parta In jesa di Ne voglio venir con te Alle sacre funzioni Per vederti incoronata Di candele e di ceroni Dove se ne sono andate a Le tue guahcie colorite, Ch' erano cohor di rosa, Ed or sono impallidite?

Oh la ladra di la Morte Che te l'ha si stramortite! Le tue gaancle. Altra: Dimmi dove sono. Oggi sono. Peh fa!. O Morte che ta sia dolente] Imprecaaione. Tu cara di la to. Oraxio : nudta in rosa. Ne fratelli ne sorelle. O Mprle, che tu sic tinta. Or non veJi lu to babbo. Buccati lu to vestito. Qnaodu e tn aartie fora. Sta maue a Saut'Elia. Dimmi duve souu andate. E to dodici strapante. E coltrici della seta. Mau bedi le to compagne. Lu paese di la Pietra. Stamane nel Campu Santu.

Poi viene come uno scherzo addolorato tra la tavola dove il morto giace, e la tavola imbandita ai convitati nella casa dei lutto. Alla fine quelle di Yen- zolasca la vincono.

Eio so un uccello di vosco iPortu una cattiva nova. Presto fatate di sottu, Apparichiate la tola. Eccuti lu diamante, Quella che m' bai posta in dita. CANTI coasi. Me lo voglia levak'e. Qnest' ultimo fu proibito dal penultimo vescovo di Cervione. Tale intrecciamento sosteneva la petiora, fatta a guisa di core, in figura di triangolo. Portavano al basso della vita le faldette fine, quantun- que di color nero.

Le attaccavano alt' imbusto ; e nelPunione delle une coli' altre, intrecciavano al basso delle reni, vari pezzi di nastro di di- versi colori, che pendevano circa d'un palmo: intrecciamento chiamato il cintone.

Giubba di panno del paese, tagliata alla grossa che sarti non v' era ; calzoni lun- ghi e larghi a uso greco ; scarpe di cuoio non concio. Poi viene la messa, il rosario, la dottrina. Dal gran fiame della fede portati galleggiano i tronchi e le paglie, ma non tolgono a quello chiarezza ne lena. O bianca cume la neve!

O scelta cume lu risu! O Chili, cara di mamma, M' hai lecatu 6 all' improvisu. Oh gallu 7 di mezza notte! Oh culombu d mattina! La mia ornata come sposa. Ila spimpillare, brillare. Oh lu mio galla di notte! O Chili, cara di mamma, Nun ti biderachiu indocu 6. Arrizzatevi 9o ChiU, Ch'insellata e lu cavalla. O Chili y cara di mamma, Insellata. Dove tu serai spusala. Cuoou a va chi oun t'arriui? Non solo alla tomba cantano le donne Corse alla culla. Che tu sei sotto terra. Po- che ne' canti di Corsica a me noti le imagini' tratte dal ma- reche 9 amante terribile, la abbraccia, e or accarezza or flagella.

Le seguenti del nascere del bambino e delle feste che gli fanno tutte quante le cose, rammentano le leg- giadre lodi de' Rispetti toscani, cf anche quelle del Polliou- cinomutato in Messia. Voi siete la mia barchetta, Che cammina con baldanza 2 : Quella chi non teme venti Ni tempesti di la mari 3. E soggionge : Se ti vo' la me barchetta, La me speranzncci cari.

Penare per intbtgiMre I Toscani. Potenia di derifara Intidiabile. U rioii so di cristadru. Dio yi tardi dall' aflanni. Dio Ti Tardi da vargiola. Otta di fecera festa Tatti quanti li pastori. Quandu sareti majori 5Passereti per li piani: L'erbi turnarannn 6 fiori, D'oliu saran li funtani. Anco I Toscani. Voi sieti Terba mufrella 4Qailla che pasci i muntoni 5. Ma bello qael chiamare il figliaol proprio, angelo sao custode. Ninni, ninni, ninni nanna, Ninni ninni, ninni noia, Allegrezza di la mamma.

Addormentati, o figliuola. Sogliono poi la sera la gente del paese far serenata agli sposi. Poi vi dia sette zitelle Luminose come stelle. Come magione da mansio, 9 Suocero. Quando sarete turnatu Da tutti quelli paesi Sarete tantn stimata Che fareti la pietesi 4 9 E fotidereti le leti 5La terror di li cuntesi.

Alcane strofe ne reco. Duro ferro, liqnid' olio. Palle, polvere, e pallinii Asce, palozzi ie carchere. Bambinelli non pia visti. Femu una ripusata A sta ciesola. Lafanciulla, Io son di Granaiola, E so di questa locu. La prima delle due donne. Grazia a la cortesia. Andemo a sta casuccia Che qui vedi?

La seconda. Qui vi stava Manfredi, Quellu gran duttui'oni. Io per me ne sto in forse Che un omu di tal sorte Fosse esposto alla morte In questu mondu. La prima. O giustizia di De u! Maledetta destina! Ancora per ballari. Chi dici, o Marivcoia? Ha staditta. Ch'hai chiamato afiucata 2? Si un pocu cap' ardila B. Chi boli di di me? Or ripetila spessu Ch' io facciu li bastardi!

Si a scefFa i di i bugiardi :. E tanta basta. Gagliarda pia che un cavallu. Ma a u purgatoviu Ogo' annu do un agnellu Par tutti i danni i Per la scuola non lo martoriare, a Han del pazio. I Toscani macinella, mannellina. L' intera gente diventa, come il vocabolo dice, una genetVMaooe sola.

Esce con sei mila combattenti e jettc galere Andrea; che temevano qualche assalto del re di Francia. Approdano in Calvi ; sentono tutti la messa, evanno. La tempesta imperversa : alla Giraglia si fa notte. Passano i flutti Dalla poppa alla prora, Per inghiottirli i RicotU. Canata For Soprano Solo: Lontan DallIdol Mio il cielo che m' inganni Che si sien tutti salvati.

Padri infelici E madri sventurate, Guai a voi che di lontano Questa nuova oggi aspettate! Fosser morti pria fanciulli! Vi saria concesso almeno Seppellire i corpi loro In un sacrato terreno. Popoli battetzati, Genuflessi venite Venne in palco la morte Con volto di fierezza, armata il pugno S' apre il tetto sagrato, il ciel si vede. Da' sassi lacerate Di quel sacrato tetto. Chi la figlia cercava Sotto quella rovina ; Chi piange la sorella e la cugina. Chi vede la consoite Io pezzi lacerata.

Chi la figlia. Donne intere squarciate. Appena le carote uscian di 6ore, Di quelle si facean grosse panciate. Le salvatiche mele danno odore E paiono frittelle inzuccherate. Altrimenti per voi I' ore son corteE perirete per le mani nostre.

Di Teodoro il gran nome risona. Questo prezioso duciimento disteso da un prete Alleili di Bastia segretario del re, dobbiamo alla cortesia d' un suo discendente. Qnant h cenx qui sont an sertice de S. Il cancelliere Tieoe tt leggergli la seotenta esortan- dolo a sopportare da cristiano e a mosArare animo di va- lente. Lui gli rispose Con voce franca e ardita: La tua pictade Non serre a darmi aita.

X refietde. Ma la mano era tremante. Se ti par che giusto sia,Fallo pure, anima mia. Ella la vaol pur vedere, euioaccia, te uo, d'ammaz- zarti. La porgea con man tremante. Si veste in mapto strenuo,. Non li spaventa IL numer de' soldati. Sono indegno peccatore. Tu da. Gli rispondesti ardito: Ecco la mia compagnia. Ecco tutto il mio partito. Alcuni Francesi lo volevano liberare. Viva il general Pasquale, La patria e la compagnia! E minaccia i discrton, e scrive che. E sona qnesli gli.

Altrtt eh' esse generali? Tommaso, uo- mo di coraggio, da natura disposto alle arti. E,:pefilobt e ckMoe sparsaconoed' egli si trova solp. Santucci raccomodava. Velenoso erra per la calda, sabbia. Dante stesso a paragone del popolo pare? Vieni pure, animalaccioVieni presto t e cosa aspetti! Cosi forti e bene armate Che sembrano una pittura.

Se tu t'avvicini a Calvi, Sarai presto in sepoltura. Abbiam provvista Per otto e dieci mesi. Desiderate voi upere come fosse gindlcato Pasquale da'Paoli, da Ca- terina di Bnssia?

Le novelle opinioni gettate di Fran- cia quasi faville volanti per selva nel turbine, le ambizioni e le cupidigie novelle facevano le ire esageratamente querule, e le calunnie pid crudeli. Mi firn segno ool scettro avvicinarmi Ai loro tabernacoli infocali. Io li risposi. La voix d'nii particnlier lest trop peu'de chose dads une pa- re!

Ile affaire. Trascorsi immensi spazi, e restai solo Yennemi incontro numerosa schiera Di qne' che fanno. Parlo sol della Pieve d' Alesani. A quello I udir, piange, sospira e geme La numerosa schiera de' campioni: Armonia di singhiozzi tutti assieme. Che l'aquila superba ha rotte l'aie.

Il Bnonaparte seppe vincere, il Paoli governare. Do- vete per altro rtdervenc. Intorni a. Osserverete la bella idea : pigliatela pel suo verso. Vi abbraccio dandovi la mia benedizione.

Di pianger cessa : -dal -oorporao velo. Ripenserai le gotiche Chiese e i pregali altari, Le tombe ignote, e i ra Mdi Fiami e gl'immensi mari, E ad ignorate Talli Perso per torli calli A sera il tao sentier. Coralli e gemme. Non destate il can che giace Chi prima non pensa bene, Non puoi dopo rimediare'.

Se no, invece delle none, Preparate il fbnerale. Oh ingratta donna, e. Gioia, tu m'ha' ridotta a singhiu 10 tali, Voiu 11 a la messa, e mio so duvi sia.

Il vano lascia e inutile lavoro, E scendi in sen di questo ameno prato. Fece il baffo II- per gaadagnarsi il pane; E con burle e con scherzi anche insolenti Ben spesso dirertir sapea le genti. Talor se in casa il medico apparia Con passo grave e con fronte rugosaIl traditore a un tratto gli rapia L'aatorevol parrucca maestosaE gli rapia con essa in conseguenza Tatta la gravitimezzala scienza.

Digitized by Google Bello era pofcia il rimirarlo ornato no3 Della parracca steaia in aria metta i. Un occhio ci volea sagace e fino A distinguerla bestia e lo serbino. Soffrir non lo dovea la Scimia ancora? Un di che sazio alquanto e nauseato Era alfin il padron di questo gioco. Volle, mostrando il derisor burlato. Alle spese di lui ridere un poco: Lo specchio appende, svolge il molle cuoio, E su vi striscia rapido il rasoio.

Stride frattanto il pel recisa e cade. Mai non respiro il dolce aer sereno. Sull' indocile bestia allor sdegnati Corron gli arditi domatori in frotta; Ma li urtapestae lascia qaei sciancati. Altri col braccio e colia testa rotta. Persa ogni speme, prende altro partito. Lo scioglie, e il lascia errare a suo talento: Ozioso ingrassa il Bue dentro al fiorito Campocrede ottenuto aver l' intento.

E del laiciro xefiro Librata sulle piume, Ripercotera i tremoli Rai del nascente lame. E nome e sita a perdere Vado nell' acqua amara. Disceso poi su i fertili Camp! Nel varco. Ma il mar si muove appena. E quasi che le inutili Non senta ondose botteTranquillo e senza muoversi Il suo nemico inghiotle ; Che gin diviso e languido, Mancando e forza e motoNell'ond-i amara perdesiS' occultae muore ignoto.

Fecesi avanti il Catto Magrosparuto e tutte fuor mostrando Le scarne ossa appuntate e inariditeChe di grinzosa pelle eran vestite. E voi, voltosi al CaneDitemi un po', che cosa far sapete? La fede miasoggiunse il Cane allora. Io larorar rispose il sano insetto Con disdegnoso aspetto Io larorar? Vi par dunque eh' iu debba Arrilire il mio sangue generoso Perfino a direntar industrioso? Da' felici ari miei mi fu trasmesso E conserrar lo roglio Con un nobile orgoglio 11 pririlegio illustre Di rirere oziosoe dalla culla Fino alla tomba placido e tranquillo Non fonon fecie non fard mai nulla.

L'Uomo sdegnato allor, rotando sopra Dell'insetto arrogante Il lino biancheggiante. Fra gli altri un di costoro assai versato Nel capir delle bestie la favella. Ambo li vide ognor tranquilli e lieti. Il tardo fianco Irar dietro a fatica. Deh non tardarscaccia dal bel giardino Un animai si schifo e si meschino. L' antica sorte bai si presto scordata? Ta sei Farfallama di fresco nata. Poi lacera e consunta. Gii dall' aura percossa D' amorosi sospiri.

Come si sciolga un riso lusinghieroE come si dipinga nell' aspettoSenza averlo nel coreogni altro affetto. Quindi si parte, e del neroto giglio Corre a potar sul lucido candoreOr ama il color bianco, ora il yermiglio. Furi'osa la seguee ovunque il volo Dispiegaella riucalaa agile e presta. Di si piccola preda aver potrai! Cosila lingua a ragionar rivolse; '. E tai parole, o donnea Fille disse. Allor segoendp la comune usanxa Andrai, disciolta dal materno giogo.

All' operaed al corsoed alla daoaaEd ove il brio, la gioiai scherxi han luogo; Tu vedrai quivi un certo animaletto Simile a meehe Petit-Mafire t detto. Or salta, or fa una danxa, ora passeggia. Stringe a Fulvia la man, con Silvia ride. Digltized by Google 18? In abito saccinto ora raTVoito Esce di casa in negligente foggia In sul maltin col crine ad arie incolloE sull' Indica canna il braccio appoggiaE quasi un Seniideosulla terrena Plebe uno sguardo egli riToIge appena.

Toni sii nomin son folli al parer mioTatti. Gira intanto e rigira a suo bell'agio. Ecco messa a romore Tosto de' Bruti la tranquilla schiera, Tutta concorde fremeE risolvono insiemePer gastigar d' Esopo la maliataDi ricorrer di Giore alla giuslizia.

Oh mentitor. Ed io che mai da lui non ho sofferte? Su su s' alaie la nomini. A lui con riso umUe Esopo si rivolsee disse : amicoSe di te parlai male ; io mi disdico, E qui deir almo Giove innanzi al trono A te mi prostro a domandar perdono. Pur troppo del Leon hai dotto il vero. Tutta la selva afflittaSquallidaderelitta. Attesta i detti tuoi ; non son Ire giorni Che senza causa alcunaCanata For Soprano Solo: Lontan DallIdol Mio, Ma sol per nini tenere in ozio il denteSbranalo ha un Asia ch'era mio parente.

Perduta aveva affatto la mia pace. Le candide basette e il pel nevoso. Si dibatte sull' erba egro e languente Il Pesce, e il Gatto a lui saltando addosso, Straccia coH'unghiae ficca arido il dente NeU'aorea pancia e nel dipinto dosso. Burlato malamente la rodea. Mon inr si strano osi direrso aspetto Par che ilare si cangi, allaoiB che dormeVado faiitasma O rapido folletto; Non iti si raric e straraganti forme L' abbattuto Aeheloo mutar si ride Daranti agli occhi dell 'inritto Aicide.

Che renda la sua pelle meno scura. Voi deste a Lesbia un ben formato volto, Un aureo crine. Tanto divise poi siete schernite. Tu della Moda senza gli ornamenti Negletta seitu senza la Beltade Stravagante e ridicola diventi : Abbracciatevie in pace e in amistade.

Fallo per tanto ailor onero reacriuoAmpia lieenia fa daU a costoro Di star dentro il bel monde; indi fa dittoCbe ridieele farsi a senno loroE la moda seguir possano tutte O sian giorani o recchleo belle e brutte. Fuggia pel bosco timida In questa parie e in quellaCercando alcun ricoreroUna smarrita Agnella. Vieni, disse, nasconditi. Sotto le curve pietreebe Natura Ha in archi immensi e in roaae volte uniteCon informema grande architetturaD' umido museo e d' oliera vestileUn vasto lago di frese' onda pieno Stende il tranquillo cristallino seno.

L'eco che da quegli antri ognor rimbomba. Digitized by Google all Ma che glora reoare alla memoria Mie belle imprete? Quanto la marsial gloria a voi piace, 'Tanto piacquero a me T arti di pace.

Quelli che grandi e che pomposi in mostra, Fan da lontan spettacolo si bello, Cui lo sparso uman sangue il carro inostra, Solo nati del mondo per flagelloQuelliio m'allegro e son contente appieno Che non sien nati di mia terra in seno.

Merita applauso? Vedesti mai superbo e impetuoso Turbo strisoiar pe' campie le stridenti Querele schiantando in meteo al polveroso Sen ruotar le capanne, e insiem gli armenti? E come in ferlil suol felice piantaGermogliaro cosiche Atene e Boma. La Verilade con sicuro aspettoChe come in nuoto insolito soggiornoSiedon quasi sorprese al soglio intorno. Sol per recar sollievo agl' infelici Errar fu visto in fra scoscesi sassi ; Per solitarie balze, erme pendiciOve non volge peregrino i passi.

Se non smarritoove d' umano piede Orma rara il terreo stampar si vede. E fra le amili gioiee fra la cara Famigliuola, che a lui scherxando intorno A benedirea pronunaiare impara Con roaze note nell' umll soggiorno Quel nome angusto, dalle sue papille Uolci versa di gioia umide stille. Dissee lo disse pur con un sospiro y Dc'Tili miei, degli Antonini in miro.

Di cantare se avessi talentoTi vorrei far sentir qual concento Il mio labbro sapria modular. Scendendo dalle stelle. Il mio cuor quasi cera abbia ammollito. Rasserenando le rermiglie rose Con un gentil sorrisoLa cugina gentil cosi rispose : Qui si tratta di cose Siiperifori troppo al nostro aTriso.

Ti spiegherd con una faroletta. He' tempi antichi, allor quando parlavano Non sol le bestie, ma le case, gli alberi. Uscifinestre, sedieletti e mura. Che stratta in nn momento Alaoss! E al padre con piaccToli Vesti volgendo il piede, Fra mille nomi teneriQuell' aagrllin gli chiede. L' Asin risponde ; lo non la stimo niente ; A che mi rat? Rimira il bue, che n' ha la testa adorna. Che faccia alza sublime e maestosa!

Polca farmi maggior torto Lo sciocchissimo padrone? Veramente villanzone 1 Por la Fragola nel rango D' una Zucca pari mio! Io ti schiaccio e mando in polve. Tace ognora ; e a capo basto Sta la Fragola modesta. E che fu di-lla'Scipit. Gonha irato e distende il eolio altero;' Lo stende e gonfia ancorquasi alla zuffa Venga, il nemico; egli le piume arraffa ; Le arruffa l'altro non di ini men fiero.

Fece loro sul muso una risata. Ma dopo pochi giorni entri davvero Tra il di lui gregge un inpo, ed il plA fiero. Tu non ci burli una seconda volta. Con Toce e lena affaticata e stanca Appella disperato allor la mortoChe ponga fine alla sua trista sorte.

Vieni, Morte, dicea, fammi il farore. Toglimi da nna rita di dolore : Ch' ho a fare in qnesto mondo? La dolce adnlazione il cor. Poscia che di quel cacio ha fatto il saggio. Alla gran sala ella per tempo venne; E a nn angolo adattossi in guisa tale. S Padre allora: io vorrei pnr contento Rendere alfin ciascnn per quanto posso: Facciamo un'altra prora ; e in quei momento Deir Asino ambedue montano addosso.

Ma nuora gente incontrano in camminoChe grida, e porge lor nuove molestie: Guardate discrezion! Dopo non molti giorniandando a caccia L'Aquila. Rise Giove, e lo volle oontentare; E una mattina, all' apparir del giorno. Rimase ogni villan di quel contorno Attonito, mirando in un istante. Il Noce di pigmeo fatto gigante. Rotti i rami alle orribili percosse, Le frondi a terra scosseLacero, pestoc allin pentito e tristo, Tardi il povero Canata For Soprano Solo: Lontan DallIdol Mio si fa arvisto.

I rusticani cibi nanseandoL'ospite aliier li guarda appenae passa; Arriccia il naso, e or questo or quel fiatando. Appena il dente ad assaggiar abbassa. A un tratto con orribile fracasso Si spalancan le porte : entran staffieri.

Scampima a rischio d' esser malmenato. Tutto insomma si perde e si profonda Del Ventre dentro alla Vorago immonda: Ei non fa nulla : stiamo ancora nni Oxiosi come lui. Allor si faro accorti. Sentito un di rumorsen fugge al fessoE per escir prora e riprora inrano. Oh bella! Venerabili padri, oggi saria Al Gatto di segare e 1' unghia e il dente. O poco o ponto applaudir s' intese Questo progetto: allora avendo aliate Vecchio Topo le lunghe venerate Basette, in aria grave a parlar prese: Io che son sempre al ben pubblico intento.

Al eolio del canin della Signora Vidi un sonaglio tintinnar, qualora Ei si movesse a passo prestoo lento. Un lerio :ed io nemmen, Confuii e mati. Chi di qaa chi di Ucome Tenuti Eranoai partir! Disfidarti a daello. Le ciarle sono inntili. Delle minacce io rido, Rispose quegl!

Kapido qual saetta Sugli occhi a lui si getta, - E stranamente il punge. Quello ora foggeor rledeE sempre il fere in faccia; Nel naso a lui si caccia ; Freme il Leone e sbniFaL'irta criniera arruiTa, Si sferza a' lati, e rogge, E per boschi e pendici i Da disperato fogge.

Allor dalle nariciIn aria trionfale, Escee con stridol'ale. Grida in rauco ronzio : 11 rincitor son io. Ma di gratia, guardate Che gambucce sottili che mi ha date! Mentre ciancia cosi, suonar s'intese De' cani alto latrato. In tal bisogno Raccomanda alle gambe rilipese La vita il Cerro i e pieno di sparente. Ne seguono la traccia Rapidamente i cani ; ogni momento Colle corna s'impaccia Tra' rami il Cerro; e maledice intante Cid ch'ha lodato tanto. Che a veder se contenta era la gente.

Senti dar tante lodi A nn Pastorcbe solca tatto le liti De'rieini aggiustar con dolci modiE i snoi gindizi eran si saggi e miti. Che le spie dietro a quello avea tenuto. Qual reinaerger la Rosa. Qual tappeto porporino.

Qnlri posa i fondamenti. Qui la casa sua compone; Ed i mobili e crescenti Cari germi ivi ripone. Folle insetto! Vede alfin l'altra mattina Senaa foglie estinto il fiore ; A la casa che ruina.

E la prole che si muore. Che gli vorresti chioiiere Hello spedai de' pani? Che se nuda rimirasi, A tutti fa paura. Ma per moatrar quai chindere Alti aegreti anele y. Or sentite che barbara "rrt. Taghissimi colori. Corre la nnbe rapidaCome la porti il vento ; Corre ei pieno di smania A seguitarla intento. Talor si lascia gingnere; A stringerla ei s'affannaE stringe sempre l'aria ; ' Ni ancor si disinganna.

Le Furie il cerchio girano ; Ruota il giovine audace; E si fnggee si seguitaSema trovar mai pace. Mille innanxi ci rolano Spettri aerei e leggieri ; Mnbiche rappresentano Gli umani desideri. E quando poi le stringonoSranisce in un momento Quel vano spettro labileE stringon fumo e vento. Lesbia, cui di man propria. U mngherino i candido; Ma quell'odor si acuto Offendee par un giovine Che far voglia il sapute.

Intanto un soavissimo Sente leggiero odore ; E quinci e quindi volgcsi Per ritrovar il fiore. Seguita l'oderifem Traccia ; e alfin sotto il piede La palUdetta mammola Tra l'erba ascosa vede. Ma quei che in terraOTTor per le lucenti Sfere impresse Armonia sublimi e grandi Trattise ascolto i musici concentiChe dalle rosee labbrao SilriaspandiTutti quei tratti con miraeoi noro Compendiati nel tuo canto io iroro.

E quando io miro il viso e ascolto il canto y Per due scende il piacer soavi strade. Ride in faccia alla Dea la terra e il cielo ; M Gii rumor genital con dolce fona. E allor che fra le verdi ombre le argute ' Fila percorre, o spira al bosso il fiato, s L'onde si stanno e si stan Paure mute ; Alza il muso la greggia ; e il coro alato Qua spiega il voi da tutta la forestaE stupefatto intorno a lui s'arresta.

Ei con arte maestra il fiato spira. Poi tace ; e quasi in aria trionfale. Che par trionfi ancor d'averla vinto. Di si dlrerse tocI per l ignota Traccia TAugel si perde e si contonde, Vacilla; e or qnesta tenta, or qnella nota; Ma la lena al bisogno non risponde: Stapido e sbigottito ancor riproya X. Ferma: che fai, che tenti!

Muli gli auge! Il Dubbiola pensosa Previdenza, Che 1 scherzi esilian dalla sua presenza. Mostramene le prove, il dove, il come. Attonito Fetonte a si gran scena, Nel bel palagio entrare ardisce appena. E d'opra si mirabile all'aspetto, r Fra la speranza incerto ed il timore. Sente Frattanto un tacilo diletto. Sperando in si gran Nume il genitore. Alfin si fa eoraggioentra e gii Tede Febo, che in soglio auro-gemmato siede. Febo risponde : d'ottener sicuro isd Ogni grazia In sei ; per la potente Onda fatai di Stige io te lo giuro.

Che gli agitan la face ed i capelli. Gode natura ; ed i pennati cori Van salutando i rinascenti albori. Come brilla Fetonte! Anela, smania; e il cocchio co' pensieri Guida impaziente al par de' sqoi destrieri. Stordir di ferree rote col fracasso. I fiammanti destrier, che dietro i senti Lascian, strisciando il liquido sereno.

Tira ei le briglie pallido e gelato. Va ondeggiando in balia del mar crudele. Segnando della notte il bruno velo. Lidia qui si tacque, E ognun del bel racconto si compiacque. Sembra che dica airanima: sospira. Un certo matrimonio clandestino. La formula di cui come concetta Fosse, ben io non so; ma desioso Fu Giove che restasse ognora ascoso. Alfine una di quelle, a cui svelata Avea l'alta sua sorte, e a dicea. Cangia desio: chiedimi un'altra prora ; Forse un segno tu Tuoi delle mie Canata For Soprano Solo: Lontan DallIdol Mio Vuoi che la terra, vuoi che il cielo io muora?

A un cenno il cielo, e il suol si scosse Vuoi che il Sol Telio il liquido elemento Turbi? Oh folle uman desio! Ma inTan se alessa e gl! Regna silentio e languida quiete. Dall'altro lato il suo fedel canino, Ch' ella accaretta, e con tenera afretlo A questo un guardo, a juel dispensa nn detto.

Vede schertar la scimia imitatrice j Col suo ventaglio, qual Silvio solea, E in rotte note il pappagallo dice Quelle tenere voci, ehe dicea Il suo spergiuro amante: ella li mira, E tacita fra se geme e sospira. Che or curro tocca la petrosa balza. Ora risorge, e verso il cici s' inalza. Come redeasi a! Ed a fare mia risita innocente. Tratto Euriso dal fervido desios Monta in fretta le scale e non pon mente, Beneh'alto fosse il soldi quanto ancora iA Per Despina lontana era l'aurora.

Giunge alle note stanze inosservato. Jieir uscio antico un foro ampio s'apria. Nere e sordide 'linee eran segnate. Senza curare il ranco strido loro, Segue tranquillamente il suo lavoro. Ma pure, in parte almen per soddisfare Quei che i miei versi accusan di follia. Voglio di cose serie oggi cantare ; Stupite. Ma voi che i strazii ferri, il sangno odiate y Voi che gentili e delicate siete.

Per immensa parrucca e grandi occhiali. Il Professor la mano all'opra stesa. Dette principio all'aspettata impresa. In primo luogo egli con occhio attenta Si pose a ricorcar, se mai partisse Dal coro alcun nerroso filamentoChea giungersi alla lingua poi renisse, E se, come talora appare al senso. Vera tra queste parti alcun consenso: Ma per quanto il buon Medico osserrasse, Posta ogni cura, e posta ogni arto io uso.

Oh quali visi! Stavau confuse con egual destino. Qaai con esso curiose osserrazionl Faceansi in mezzo a an'assemblea galante!

Qnai salti, qaali strane mutazioni! Mille di tai termometri ambulanti. Ed osano di dare a lor la taccia Di gir di farfallette ognor a caccia. Admiranda cono Itviutn tptelaeula rerum. L'anno maturo decbinavaed era. Amor, cui variar cotanto piace, j Saziato ornai di cittadine prede. Area rivolto alla campagna il piede. In lungo e bianco drappo s'avvolgea Disciolto fino al piede ed ondeggianteE eoi fascia vermiglia la striogea Sul fiancoe poi cadea da un lato errante : Cosi la sacra veste del Levita Infra il mondo galante era echernita.

Amor sorpreso di trorar soletta La bella Ninfa in loco si remotoii. Verso lei curioso i passi aflVettat E la salata; essa con rago moto - - Le braccia ai fianchi adatta gentilmenteIodi ad Amor s'inchina rererente.

Siete Toi forse nna tradita amante, Che fuggendo i piacer delia cittadei Nei muti campi e fra qnest'ombre amene Venite ad isfogar le rostre pene t Allor la Ninfa, quasi disdegnosa o. Rido in mirar, come per me s'affanni Il Guerrier sul fatai campo di Marte ; La Bella in riparar del tempo i danni ; Il Letterato in sulle dotte carte ;V E lo Zerbino entro festira stanzaPer muoTersi con grazia in una danza. Prendermi un altro poco di trastullo. Tal, se straniar germoglio il vtllanello Nel solco innesti della pianta incisa.

Che ue' suoi moli non a' intende mai. Dalla vicina valle appauto ascia In faccia a lor leggiadra forosettaU cria scomposto un bianco lin copriaE neU'aria innocente e smplicetta Un rosso cor mostravaun alma nuova, Alta per questo alla proposta prova. Tenean le braccia incrociate al pettoCol capo chino e col cappuccio in testa, Parcan contriti neiromile aspettoE nella faccia placida e modesta Era dipinta tanta devosione' Quanta ne avesse Paolo od llarionc.

Le mie strane avventare m' apparecchio. ITn frale io soncome tu vedi amicoChe solitario e pio nella mia cella Vissi con opre sante e cor pudico ; Ma un di per aver rotta una scodella Oh' era nuovail guardian lutto adiralo Mi maledissee in asin fui cangialo : i5 Digitized by Coogle E condannalo a viver tolto al batto Fui per cinque anni j oh quante volte pesto Fu dal bastone, e inacalato e guasto Il tergo mio! Mi scordo amico, io ti perdonperdona.

Che sia la rera ria del Paradiso. Arrenne poiche da quei ladri nn giorno Al mercato fu l'asino condotto ; Vi renne a caso il Vecchio, e appena intorno Lo sguardo a lui rirolse, che di botto Riconobbe del suo. Quando i cinque anni a spirar furon presso.

Cosi gli Ebrei fra i cantici discordiPer Tornate di faci e corti e loggie, O per li chiassi puzzolenti e lordiDi manna aspettan le bramate pioggie, E cosi 1' ora e il giorno memorando Che apparisca il Messia, stanno aspettando.

Se il Vecchio venerabile i Cinto di sacre bende Mirocui del carnefice Sul capo il ferro pende : E il volto che magnanimo Spregia il suolguarda il cielo Sento nell' alma acceudere Fiamma di santo zelo. Sopra r incanto Giovine v Piango, che sanguinosa Regge la salma pallida Della trafitta sposa. Mortai cosa non spirano Gli atti, gli sguardi, il volto Gli accenti si sprigionano, Del Fato i delti ascolto. La man sempre Amor regola D' ogni gentil pittore. Ma qaal colta dal fnlmineBestA muta e turbata A si crudele annunzio La coppia innamorata.

Si riguardar con tacitoDolce sguardo dolenteSguardo che nel silenzio Ha voce si eloquente. Sudano i dotti artefici Di Grecia in ogni parte : Dotti pennelli spiegano Tutto il valor dell' arie.

Mentre il padre a decidere Ciascuno istiga e pungeLa folla a un tratto feodesiIdreno a un tratto giunge. La smaniaed H sollecito Cor dubbio il volto svela. Alti e concordi suonano Applaati al vincitore. Or negate i miracoli Che sa prodarre Amore! Tanto pad Amor!

Manfredini ee, ec. Di te medetma seco si compiacque; Vieni a mirar quali occupin le menti Del mondo oggetti frivoli e metcliin! Onde la gioia e il fremito si parta? Ecco la causa: un lol Pallon di carta. Il filosofo graie ragionando Lancia i Palloni : per gentil trastullo Li lanciano le dame insiem scherzandoLi lancia saltellando anche il fanciullo. E chiacchiere di medici aggiungete. Poscia d' un progettista un sol respiro c. Onde i primi mercantiche faranno Traffico della merce preziosaEd immense ricchezze acquisteranno, E taran celebrati inverso e in prosa.

Anzi an pensier nell' animo or mi cade, Che la troppa sariezza olii non siaE che di molti la feiicilade Nasca appunto da un poco di follia. Quel credalo maritoche le altrui Mogli accasando, par che a bella posta Creda che il Ciel formata abbia per lui Donna fedel da una norella costa ; Che direrriase mentre loda il CieloE ringraziar la sorte non si saziaCadalo di follia 1' amico velo, Vedesse quanto a torto la ringrazia? Prima dello scriltor morran gli scrittiE il pepe e il lardo restiran domane.

E la Follia pertanto nn dolce mele. Che imporla che il marito, il letterato, O chi fogna col figile pensiero. Fra i dolci sogni snoi resti ingannatoSe ad esso giofa il falso al par del fero? Che smarrito e confuso nel sembiante.

Invece delle starne e del buon vinoStroppi amari sol si vide avanle j Digitized by Google 36o E i tre ner! Ma nell' ornar lo spirto tuo, qual opra Nuova e difficil mai tentavo i Numi? Che, se si gode o no, languisce, e perde Di pregio ciascun dine raai rinrerdeSiegui le dolci leggi di natura, E il passalo contando come ttiente. Godendo del presente. Ridi di qnei che il palco periglioso Montano ardili, e senaa senno ed arte Non reggono i meschini.

Digillzed by Googl Che asconde entro di se, da cui la Torta Per gire in altoe per volar riceve? Fumo sol vi si asconde ed aria lieve. Onde la meraviglia? Bapidittimo il globo, e iti nn baleno Ginnga alle noni io tenot Ma ti raffredda il forno, o gi3 ricade So quelle, onde parlifangose strade; E allora ad onU della nobii resta.

Senta degnarlo d' una occbiata'sola. Vi passa sopra il Tolgo, e le calpesta. Che Palloni di vento e forno pregni. Oaro alle Mose, alle bell' Arti caro Aoche in Corte tincero e aenza orgoglio, Signor, chs puoi con un commercio raro Dar lustro insieme, e prenderlo dal soglio : Forse ridi in mirar quanto sovente Giurai la Musa abbandonar, la Musa, Che de' giovani amica, alla languente Etade II suo gentil favor ricusa. Vedesti un amator spesso tradito Gridar, lagnarsi della rotta fede. Bestemmiar la sua Bella; e indebolito Tornar il giorno appresso al di lei piede?

Tal son io colla Musa; ed all'orecchio Mi susurra Ragionche la giocosa Figura io vi fard, che amante vecchio Suol far con giovin donna capricciosa. Ma che mi vai, se non mi lascia in pace Un verme inquieto, e a scriver mi consiglia? L' estro, tu sai, che la Grazia Efficace, Ovver la Sufficiente rassomiglia.

To qual di dubbia coscienaa un saggio Sacro confortalor, con un giuliro Sorriso a poetar mi fai coraggio: Io scordo allor la mia liaeehexaa, e serire. Fanti, caralli, e rinciiori e vinti? Q O sparger fiori dell' Austriaco marte a Sopra la tomba, al di cui braccio forte Tu lo vedesti, e ancor de' rischi a parte Fosti r alta Belgrado apri le porte?

Ci abbaglia il lustro delle armi vittrici. Lasciam da parte i temi troppo seri. Si celebrati nella Grecia antica ; Un rideva ', un piangea sud casi umani. J L' altro, anche' in messo de' comuni mali. Che detto avria. O alla ribellion disciolto il freno d, Pel Latino o pel Tosco Eleisonne. EITctto, d'un' allegra convnlsioae. Dunque affretiiamei a ridere, ed un altra Pazzia aveliam, eh'. J O quai aogliono in magica lanterna t. Quando il Ciel tante uni cose in contrastoE formd quel.

Urto dell'Amor'preprio j qnai faville Del ferre e della selce all'arto nate. Mille piccole inette passioneelle t. Chi lo fece ammutir? Forse un figlio, un amico ella perdeo? Questa sagli occhi al Fanatismo stese Spessa la bendae con mentito aeio Superstitiosi infami roghi acceseE gl' innocenti arse, insocando il Cielo. Ella e un Proteo, ed in quelle e in queste ascosa Spoglie, cambia d'aspetto assai sosente ; In sacro ammanto fi sempre perigliosa, Talor solo 4 ridicola innpeonte.

Digitized by Google Vedi r ipocriiiia del letterato : Odi Celso gridar che gli haa rapilo Il suo poemae ad onta sua stampato ; Par che da senno stalo sia tradito: Come recita ben!

Esser dunque consien o falso o vile. Per viver tra i mortali, a questo segno? Quei gli rispose : sono anch'io caduto In peccali gravissimi, Eminenaa ; Ma a chi governa non ha mai piaciuto Di darmi una si bella peiiitensa.

Havvi r uom virtuoso, e il vero saggioChe quei moti ridicoli non sente ; Ose nascono appena, egli ha il coraggio Di spegnerli nel cor tacitamente. Credersi pud che te ci fosse dato Mostrare il cor, come ti mostra il volto j Co cor si troveria tanto illibatoChe sulle piatte in metto al popol folto Scoprirsi osasse?

Che si soari e fulgide Amabili scintille Vibrando, rassomigliano Le saghe tue pupille? Or mentre si trattengono Gli spirti agli Astri drento. Senta saperlo imbesono Il naturai talento. Per trarne d' ogni grazia D' ogni bellezza il Tanto. Prese da Marte nn nobile Vigor, dispregiatore Di feminili lezie, t Di panico timore. Digitized by Google Ma inrero altro non Fecero Col lor penne!

V accoglienza che v hanno fallo i vostri So- vranile insigni distinzioni e promozionisono stale altamente approvate dall' Europa. Chi le falangi Perse Franse con memorabile minaDi negro ammanto l'Asia ricoperseE tinse in rosso il mar di Salamina?

O invitto Eroe! Digilized by Google V. Sulle trafitte e sparte Schiere, mira Anniballe Gioirdi Canne neirorrenda ralle. O ingrata terra!


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Published in Classic Rock

9 Comments

  1. Grolkis   Doutilar
    le rime burlesche antonfrancesco grazzini.
    24.08.2019 Reply
  2. Kekasa   Mezijin
    mio my,mine sciokexàr ripple,crackle spiciatìvo brisk,abrupt stropoléto stopper,cork dexista£àr uninstall xornàda day variasión variation pelucàr nibble,pick borò drawer chest,coffer badagiàr yawn mu£inèr miller cràxo£a rattle predicadór preacher bisnént dirt poor mercantìl mercantile,commercialMissing: Canata.
    25.08.2019 Reply
  3. Fauzshura   Musar
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    20.08.2019 Reply
  4. Bramuro   Faukree
    Elly Ameling, Janet Baker, Ian Partridge, John Shirley-Quirk, David Willcocks, Cambridge King`s College Choir, Academy Of St Martin-In-The-Fields - Bach: Herz Und Mund Und Tat Und Leben BWV Part.I - Aria `Schame Dich, O Seele` K-POP Lyrics SongMissing: Canata · Mio.
    26.08.2019 Reply
  5. Jujas   Kalrajas
    Alessandro Scarlatti Collection. Brilliant Classics: Buy 30 CDs online. Ilaria Galgani (soprano), Susanna Anselmi (alto), Luca Casalin (tenor), Daniele Tonini.
    28.08.2019 Reply
  6. Arakora   Voodootilar
    Cantata For Soprano Solo: E Come, O Dio Soprano Vocals – Jane Edwards (2) III Toccata. Harpsichord – Rosalind Halton: III - III Canata For Soprano Solo: Lontan Dall'Idol Mio Soprano Vocals – Vivien Hamilton:
    20.08.2019 Reply
  7. Tojat   Arakazahn
    Lo so ben io, cantata de cámara para soprano y continuo; Lontan da la sua Clori, cantata de cámara para soprano y continuo; Lontan dal suo tesor, cantata de cámara para soprano y continuo; Lontan dal tuo bel viso, cantata de cámara para soprano o contralto y continuo; Lontan dall'idol mio, cantata de cámara para soprano o contralto y continuo.
    25.08.2019 Reply
  8. Mezragore   Mezigal
    Find album reviews, stream songs, credits and award information for Caldara: The Card Game - Queen's Chamber Band, Stephen Alltop on AllMusic - - Interesting, off-the-beaten-path items like Missing: Mio.
    27.08.2019 Reply
  9. Mooguramar   Brajin
    Collection of English Cantatas. Bringing the Music to Life. All.
    24.08.2019 Reply

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